Quando penso ai miei gatti, non posso fare a meno di chiedermi quali sono le cose che ci accomunano agli animali e quali sono invece quelle che ci differenziano da loro.
Senza dubbio gli animali superiori come i mammiferi sanno provare sentimenti simili ai nostri, spesso con un’intensità anche maggiore. Basti pensare
all’amore totale che un cane, ma anche un gatto, può provare per il suo padrone, talvolta fino al sacrificio della vita.
Gli animali, come gli uomini, sanno anche provare rabbia e risentimento. I cani, i gatti o anche gli uccelli, se subiscono dei torti o si sentono trascurati, sono anche capaci di mettere il broncio al padrone.
Che cosa distingue quindi l’uomo dagli animali?
Immediatamente viene da pensare al linguaggio, alla capacità cioè di comunicare attraverso un codice complesso, basato su regole definite e condivise da gruppi di popolazione con culture differenti. Un’attività complessa che richiede una notevole capacità articolatoria degli organi preposti alla produzione del linguaggio (bocca, lingua, labbra, corde vocali, ecc.) e delle capacità intellettive particolarmente evolute. Basti pensare alla necessità di formulare un pensiero, tradurlo simultaneamente in parole e frasi, utilizzando il lessico e le regole grammaticali tipiche della lingua che si sta utilizzando e di inviare in maniera automatica i segnali nervosi ai muscoli fonatori, per produrre suoni e intonazioni comprensibili e decodificabili.
Fin qui si può pensare che quello che ci contraddistingue dagli animali più evoluti sia una differenza quantitativa e qualitativa nello sviluppo delle strutture cerebrali, anche se conosciamo molto poco, ad esempio, sul modo di comunicare dei cetacei, che sembra anch’esso piuttosto evoluto e basato sulla produzione di suoni codificati.
La necessità di comunicare e di vivere in relazione implica inoltre una capacità di mentalizzazione, di cercare di capire, cioè, che cosa sta pensando l’altro, quali sono le sue intenzioni, i suoi sentimenti nei nostri confronti. Questo sanno farlo anche gli animali, tra di loro e con gli uomini con cui vengono a contatto. E’ infatti una capacità necessaria per la sopravvivenza, che è comune a tutte le specie viventi abbastanza evolute.
Apparentemente, invece, gli animali non sembrano interessati a capire sé stessi, a spiegare i propri sentimenti o i propri comportamenti o il perché della vita. Cosa che invece ha impegnato e spesso tormentato l’uomo sin dall’antichità (basti pensare ai filosofi greci) e che ancora oggi è oggetto di studio, di analisi, di ricerche, di dibattiti, di insegnamento. Si occupano di questo, discipline come l’antropologia, la sociologia, la filosofia, la psicologia, la teologia.
Gli animali inoltre possono incuriosirsi delle cose, della natura che li circonda, ma non sembrano interessati a scoprire perchè e come le cose avvengano. L’umanità sembra invece ossessionata dal capire e dare una spiegazione a tutto, dalle particelle subatomiche all’universo intero, con la convinzione che la conoscenza delle cose possa automaticamente implicarne il controllo. Dimentichiamo però spesso che siamo noi stessi parte del Creato.
Anche la capacità di costruire o di produrre qualcosa accomuna uomini e animali: entrambi sanno costruire oggetti o abitazioni (si pensi alle tane, ai nidi degli uccelli, ai termitai, alle dighe dei castori, ecc.); sanno esprimersi con il canto; sanno abbandonarsi a virtuosismi spettacolari (si pensi al volo degli storni al tramonto). Gli animali rispondono però solo a un istinto rigidamente programmato, finalizzato all’adattamento e alla sopravvivenza della specie. L’uomo invece sa esprimere la propria creatività per il puro piacere di goderne e condividerne i frutti. Si pensi a tutte le forme di arte, dalla musica alla danza, al canto, alle arti figurative come la pittura e la scultura, al teatro, al cinema, alla letteratura.
Solo l’uomo inoltre “parla” della sua arte, la classifica, la giudica, la conserva, la tramanda, la utilizza per edificarsi, gratificarsi ed emozionarsi.
Infine probabilmente solo l’uomo sente nel profondo del suo cuore il bisogno di qualcosa di “altro”, di superiore, di intimo, ma nello stesso tempo di indefinibile e inafferrabile. Se si ferma, sente palpitare la propria natura spirituale e se le lascia spazio e le presta ascolto, si sentirà irresistibilmente attratto, con il cuore pieno di pace e gratitudine, dal suo Creatore.
Proprio come gli animali....







