Ho di recente conosciuto una giovane professoressa di matematica e f
isica che insegna in una scuola media superiore paritaria di un comune vicino Roma, in cui non è raro trovare ragazzi, spesso provenienti dalla scuola pubblica, con dei percorsi scolastici particolarmente difficili.
Era stata chiamata a sostituire una delle tante insegnanti che avevano rinunciato a seguire una classe particolarmente turbolenta. Il primo giorno, non appena entrata in classe, sentì distintamente un ragazzo in prima fila sussurrare sogghignando al vicino di banco un “vedrai che facciamo piangere anche questa!”, che lasciava già intendere quale sarebbe stato il programma su cui si sarebbero concentrati i ragazzi per il resto dell’anno scolastico.
La giovane professoressa capì subito che era urgente applicare i principi su cui aveva basato la sua vita e il suo modo di relazionarsi con gli altri, e quindi anche con i suoi alunni: Regole e Rispetto.
Con cortese, ma ferma determinazione comunicò subito ai ragazzi quello si aspettava da loro: “Scusate ragazzi, ma io sono un po’ all’antica, per cui quando entro in classe voglio che vi alziate tutti in piedi e che stiate in silenzio assoluto. Non voglio poi vedere in mostra mutande o altra biancheria intima. Mettete poi via cellulari, lettori Mp3, Playstation e quant’altro. Voglio, in definitiva, che nelle due ore che stiamo insieme, dedicaste tutta la vostra attenzione e tutte le vostre energie mentali a quello che facciamo. Non deve esistere nient’altro.”.
Fin qui le regole.
Comunicò poi con il proprio comportamento che cosa intendesse per rispetto.
Innanzi tutto rispetto delle regole, che devono valere per gli alunni, ma anche per gli insegnanti. Per cui non mancava mai di salutare i ragazzi entrando in classe, di indossare un abbigliamento sobrio e funzionale, di tenere il cellulare rigorosamente spento e di dedicarsi completamente ai ragazzi durante le lezioni.
E poi rispetto per i ragazzi, anche per meritare la loro fiducia: mai un compito in classe o un’interrogazione a tradimento; discussioni aperte e leali su problemi e situazioni; riconoscere l’impegno, ma valutare i risultati con serietà ed obiettività. Trattare cioè i ragazzi come individui degni di fiducia, ma anche responsabili delle proprie azioni.
I risultati di questo approccio, basato su regole chiaramente comunicate e osservate e sul rispetto reciproco, non si sono fatti attendere: una volta la bidella, preoccupata perché non sentiva provenire alcun rumore dalla classe, si affacciò alla porta e non credette ai suoi occhi: i ragazzi seguivano in silenzio la lezione, mentre la professoressa, coi capelli e i vestiti imbiancati di gesso, spiegava alla lavagna formule e passaggi.
Nel lavoro coi ragazzi è tuttavia fondamentale anche la collaborazione della famiglia. Ne è dimostrazione il caso di un ragazzo molto intelligente, ma anche altrettanto turbolento, il quale non riusciva ad andare avanti con profitto, assentandosi spesso da scuola, in particolare i sabati dopo l’apertura della caccia. L’insegnante comunicò questa situazione al padre del ragazzo, con il quale il figlio amava tantissimo andare a caccia, spiegandogli che, se avesse continuato così, il ragazzo sarebbe stato sicuramente rimandato. Il padre comprese il problema e assicurò alla professoressa che sarebbe intervenuto. Dopo quel colloquio il ragazzo cambiò completamente atteggiamento. Cominciò a stare attento in classe e a studiare con profitto e recuperò rapidamente non solo in matematica, ma anche in tutte le altre materie, ponendosi tra i primi della classe.
Felicemente sorpresa, la professoressa chiese al padre del ragazzo come avesse fatto a ottenere tale cambiamento. Il padre le spiegò che aveva semplicemente mostrato al figlio il suo fucile da caccia, dicendogli: “Lo vedi questo? Se verrai rimandato anche in una sola materia non lo vedrai più.”.
Ma forse la soddisfazione più grande la professoressa l’ha avuta quando un ragazzo le disse rassegnato ed esausto:”Professoressa, anche se la matematica non fa proprio per me, cercherò di prendere almeno sei. Ma guardi che lo faccio solo per lei!”.







