Questo questionario è stato realizzato per rilevare il pensiero e l’atteggiamento di un gruppo di adolescenti italiani riguardo l’orientamento sessuale e la loro percezione dei problemi connessi con l’omosessualità.
Una
prima versione del questionario è stata sottoposta a pretest su un campione di dieci
adolescenti appartenenti a un gruppo scout di età compresa tra i 14 e i 19
anni. Gli elementi di valutazione raccolti hanno confermato la
sostanziale idoneità dello strumento e hanno suggerito alcune variazioni che
sono state incluse nella attuale versione, somministrata, a cura dei docenti,
tra maggio e settembre
Il
tempo medio di compilazione, per il quale non erano stati fissati limiti, è
stato di 20 minuti circa. Le risposte sono state raccolte in forma anonima. La
presentazione del questionario e le istruzioni per la compilazione erano state
fornite in una breve introduzione.
Il
questionario è composto da 20 domande chiuse e da una
domanda aperta finale per eventuali commenti o indicazioni sull’argomento.
Le
domande chiuse prevedono diverse configurazioni di risposta:
·
Una
prima modalità propone da
·
In due
casi (domande 4 e 12) sono state utilizzate anche delle scale di giudizio con
alternative di risposta “molto”, “poco”, “per niente”.
·
Un’altra
modalità prevede domande a risposta alternativa “si”, “no” e, in alcuni casi,
“non so”. Per alcune domande viene anche richiesto di motivare l’eventuale
risposta negativa.
·
In un
solo caso (domanda 19) sono previste le risposte “si, abbastanza spesso”, “si,
qualche volta”, “no, mai”.
Alcune
domande sono finalizzate a esplorare le credenze e le posizioni personali circa
la natura dell’omosessualità e la sua accettabilità sociale (domande 1, 2, 3, 4, 11, 13, 14).
Si
suggerisce che le risposte a queste domande possano fornire anche alcuni
elementi di valutazione sul grado di omofobia sottostante, ovviamente con i
limiti posti dagli obiettivi e dalle caratteristiche non-rappresentazionali
di questo strumento.
Altre
domande (5, 6, 7, 8, 9, 10) mirano a conoscere il parere degli studenti circa
la sussistenza di situazioni penalizzanti e di fattori di rischio connessi con
l’omosessualità.
Seguono
alcune domande di valutazione circa l’aiuto che la psicoterapia e strutture
come la famiglia, la scuola, i centri di ascolto potrebbero fornire agli
omosessuali (domande 12, 15, 16).
Le
domande 17, 18, 19, 20, infine, vertono sull’importanza di trattare il tema
dell’omosessualità in famiglia, a scuola o nei gruppi giovanili.
Tra
le informazioni generali richieste agli studenti, oltre a quelle anagrafiche su
età e sesso, sono state incluse quelle relative al titolo di studio dei
genitori, distinguendo tra un livello di istruzione basso (Licenza elementare o
media), medio (Diploma di scuola media superiore o Diploma universitario) o
alto (Laurea).
Il
campione utilizzato è costituito da 276 studenti del quinto anno di liceo,
suddivisi circa a metà tra maschi (135) e femmine (141), appartenenti per circa
un terzo (99) a due scuole private salesiane e per circa due terzi (177) a un
liceo scientifico statale, tutti dislocati nell’area romana.
Nelle
intenzioni iniziali, il campione da utilizzare per la ricerca avrebbe dovuto
essere rappresentativo di una popolazione di ragazzi e ragazze in età
adolescenziale, normalmente inseriti nel contesto sociale. Il target era stato
conseguentemente individuato tra gli alunni delle scuole medie superiori, con
un’età quindi compresa tra i 14 e i 19 anni.
Purtroppo,
per la difficoltà di richiedere e ottenere in tempo utile l’autorizzazione dei
genitori per la somministrazione del questionario ai figli minorenni, è stato
possibile coinvolgere unicamente gli studenti delle quinte classi, con età
quindi concentrata attorno ai 18 anni.
E’
da osservare che il campione così composto potrebbe indurre alcune distorsioni
sistematiche nei risultati.
In primo luogo, infatti, in esso non sono
compresi gli studenti che hanno abbandonato gli studi negli anni precedenti,
verosimilmente a causa di maggiori difficoltà rispetto agli altri. Poiché, come
è stato evidenziato in questo studio (cfr. § 6.1.3), la prevalenza degli
abbandoni scolastici è significativamente maggiore tra gli studenti omo/bisessuali, è possibile ritenere che questi ultimi
siano stati sottorappresentati.
Inoltre,
non essendo inclusi nel campione studenti della prima e seconda adolescenza, è
possibile che siano stati anche sottorappresentati gli studenti con situazioni
conflittuali e incertezze sull’orientamento sessuale, che si presume siano
maggiormente frequenti in queste fasce di età.
Nella
Sezione
1, relativa alle informazioni generali, è riportata la distribuzione
del campione per tipo di scuola, età e sesso (Tabella 1) e la distribuzione per
titolo di studio dei genitori (Tabella 2) distinta tra scuola pubblica e
privata. Si sottolinea al riguardo che, non essendo state rilevate differenze
significative nella distribuzione del titolo di studio dei genitori con
riferimento al sesso degli studenti, tale distribuzione non è stata inclusa tra
i risultati.
Nella
Sezione
2 è riportata la distribuzione percentuale
delle risposte alle domande chiuse, riferite all’intero campione, distinte tra
maschi e femmine e tra scuole pubbliche e private. A commento di ogni risposta,
o gruppo di risposte, sono proposte alcune
osservazioni sugli aspetti più caratterizzanti delle distribuzioni e, laddove
possibile, una possibile interpretazione dei risultati, con riferimento anche
alle eventuali risposte libere fornite.
Nella
Sezione
3 sono elencate le risposte libere riferite a:
a) domande che prevedevano altre opzioni rispetto a
quelle indicate (domande 1, 2, 4)
b) motivazioni di alcune risposte negative (domande 13, 14,
17, 18, 20);
c) eventuali ulteriori indicazioni o commenti (domanda
21).
Questo questionario, pur con le limitazioni illustrate nei
paragrafi precedenti, ha costituito un interessante momento di contatto con una
parte rappresentativa dell’attuale realtà adolescenziale italiana.
Dai risultati ottenuti si può osservare come la percezione
degli studenti per le problematiche esaminate concordi nella maggior parte dei
casi con le evidenze delle ricerche. In alcuni casi, come ad esempio la
difficoltà nel portare avanti gli studi, si sono ottenuti invece risultati
discordanti, probabilmente influenzati, come è stato ipotizzato, dalla
particolare composizione del campione.
Le risposte libere, che sono state volutamente riportate in
maniera integrale, sono fortemente indicative degli
stati d’animo e degli atteggiamenti degli studenti nei confronti
dell’omosessualità e forniscono preziosi spunti di riflessione per affrontare
nelle opportune sedi l’argomento dell’omosessualità, degli atteggiamenti omofobici e discriminatòri e del
rifiuto del “diverso”.
Interventi in quest’ambito sarebbero quanto mai opportuni, in
quanto l’impressione complessiva che deriva dall’osservazione dei risultati è
che questi argomenti non trovino spazio sufficiente in famiglia, nelle scuole e
nei gruppi giovanili organizzati.
Questo può certamente derivare dalle comprensibili difficoltà
e resistenze che suscita la materia, ma anche dalla mancanza di un idoneo e
vasto progetto didattico e formativo su questi temi nei confronti dei genitori
e degli educatori.