1.  6     Omosessualità e omofobia come fattori di rischio

In questo capitolo si cercherà di rispondere agli obiettivi prefissi, facendo riferimento agli studi che hanno cercato di porre in relazione l’orientamento sessuale con situazioni di stress, discriminazioni, atti di violenza, disturbi mentali, abuso di alcool e di sostanze, comportamenti suicidari e altri comportamenti a rischio.

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Omosessualità e situazioni di stress

Discriminazioni e atti di violenza

Disturbi mentali, abuso di alcool e di sostanze

Comportamenti suicidari

Altri comportamenti a rischio

Comportamento sessuale

1.   6.1         Premessa all'interpretazione delle ricerche

Prima di procedere è tuttavia necessario puntualizzare alcuni aspetti metodologici che riguardano tipicamente le ricerche che hanno come tema l’orientamento sessuale.

1.    6.1.1   Classificazione dei soggetti

Un primo aspetto riguarda le modalità di classificazione dei soggetti con riferimento all'orientamento sessuale.

1.    6.1.1.1         Desunta dal comportamento sessuale dichiarato

L’utilizzo di questo tipo di indicatore potrebbe introdurre delle distorsioni nei risultati. Da un lato infatti potrebbero essere censiti come omosessuali quei soggetti che hanno avuto solo dei contatti sessuali occasionali con persone dello stesso sesso e che quindi, come chiarito nel paragrafo 3.2.1, non possono essere considerati omosessuali; dall’altro rimarrebbero esclusi quei soggetti che, pur presentando un orientamento omosessuale, per svariati motivi (mancata auto-accettazione, inibizione sociale, paura della stigmatizzazione sociale, convinzioni religiose, ecc.) rinunciano a esprimere nei comportamenti la propria omosessualità. (Bailey, 1999; Cochran, Keenan, Schober, Mays, 2000; Cochran, Mays, 2000b; Cochran, Mays, Sullivan, 2003).

2.    6.1.1.2         In base alla dichiarazione del soggetto

Chiedendo al soggetto di indicare esplicitamente il proprio orientamento sessuale, potrebbero anche in questo caso presentarsi varie ambiguità: alcuni soggetti potrebbero dichiararsi omosessuali in base alle proprie pulsioni o alle proprie fantasie, anche se, come visto nel paragrafo precedente, non attuate nei comportamenti sessuali; altri, viceversa, pur avendo rapporti omosessuali regolari, potrebbero non dichiararsi omosessuali o bisessuali in quanto si percepiscono perfettamente conformi al genere o non si riconoscono nelle ideologie o nel modo di essere gay.

Inoltre, poiché la sessualità si può interpretare come un continuum che si estende dall'eterosessualità esclusiva all'omosessualità esclusiva (Kinsey, Pomeroy, Martin, 1948), passando per tutti i gradi e le combinazioni possibili, può essere difficile o riduttivo definire il proprio orientamento sessuale in termini di omo, etero o bisessualità.

A questa indeterminatezza terminologica deve aggiungersi, soprattutto tra gli adolescenti, la presenza di situazioni evolutive e conflittuali che può ulteriormente incrementare il numero di soggetti che si definirebbero “insicuri” in merito al proprio orientamento sessuale.

1.    6.1.1.3         In base ai comportamenti e all’attrazione sessuale.

Una modalità più corretta per affrontare le ricerche sulle minoranze sessuali viene suggerita da Savin-Williams (2001), il quale invita a non utilizzare “etichette” sessuali, ma a rilevare sia i comportamenti sessuali che i desideri e le attrazioni sessuali degli individui nei confronti di entrambe i sessi.

2.    6.1.2   Utilizzo del computer

Da un punto di vista metodologico è stato riscontrato che l'utilizzo dei questionari “carta e matita” introduce delle significative distorsioni quando viene richiesto di rispondere a questioni relative alla sessualità. Bagley e Genuis (1991) hanno infatti rilevato che è molto più facile elicitare risposte sulla sessualità utilizzando un computer e un programma informatico in un ambiente protetto (Bagley, Tremblay, 2000).

Altre ricerche (Supple, Aquilino, Wright, 1999; Turner, Ku, Lindberg, Pleck, Sonenstein, 1998), hanno confermato questo aspetto, precisando che la massima efficacia (ed efficienza) si ottiene formulando le domande attraverso un auricolare e facendo digitare le risposte sulla tastiera del computer. In particolare, Turner et al. (1998) hanno effettuato una ricerca su un campione di 1.672 ragazzi di età compresa tra i 15 e i 19 anni, diviso randomicamente in due metà, chiedendo di indicare eventuali contatti sessuali con persone dello stesso sesso: i soggetti che hanno utilizzato il metodo tradizionale del questionario carta e matita hanno risposto affermativamente nell'1,5% dei casi, mentre i soggetti che hanno utilizzato auricolari e computer nel 5,5% dei casi, con un rapporto ben 3,7 volte maggiore.

3.    6.1.3   Il problema degli abbandoni scolastici

Un ulteriore aspetto rilevante riguarda le indagini sugli adolescenti condotte nelle scuole superiori. La presenza di giovani con orientamento omo/bisessuale può essere sottostimata per la maggior frequenza di abbandoni scolastici da parte di giovani prostituti (Kruks, 1991; Rotherham-Borus, Hunter, Rosario, 1994; Savin-Williams, 1994) o di ragazzi “effeminati” che, non sopportando il clima omofobico e persecutorio della scuola, possono trovare rifugio in casa o nelle comunità gay (O’Brien, Travers, Bell, 1993; Remafedi, Farrow, Deisher, 1991).

A conferma di questa ipotesi, il più recente sondaggio condotto dal Massachusetts Department of Education (2004)[14] sul comportamento a rischio dei giovani delle scuole superiori con età compresa tra i 14 e i 18 anni, ha rilevato che le minoranze sessuali giovanili (cioè gli studenti che si sono definiti omo/bisessuali o che hanno avuto contatti omosessuali) hanno probabilità molte più elevate di non andare a scuola, rispetto agli studenti eterosessuali, a causa dei comportamenti violenti di cui sono vittime (Tabella 1).

 

Tabella 1

 

 

 

 

Massachusetts Youth Risk Behavior Survey 2003 - MYRBS 2003

 

 

Totale 3.624 studenti

 

Assenze da scuola nei precedenti 30 giorni

Eterosessuali

Omo/bisessuali (6% del totale) (*)

Rapporto

 

Assente da scuola perché non sentito/a al sicuro

4,0%

15,0%

3,8

 

Assente da scuola perché fatto/a oggetto di "bullismo"(**)

21,0%

42,0%

2,0

 

Assente da scuola perché minacciato/a o ferito/a con un arma

5,0%

22,0%

4,4

 

 

 

 

 

 

(*): Studenti che si sono identificati come omo/bisessuali o che hanno avuto contatti con lo stesso sesso.

 

(**): Con il termine “bullismo” vengono compresi comportamenti come infastidire ripetutamente, minacciare, colpire, prendere a calci o escludere uno studente da parte di un altro studente o gruppo di studenti.

 

4.    6.1.4   Considerazioni conclusive sull’interpretazione delle ricerche

Prendendo come riferimento la citata ricerca (MYRBS 2003), il 4% degli studenti si è autodefinito omo o bisessuale, il 5%  ha dichiarato di aver avuto contatti omosessuali e il 6% si è identificato come omo/bisessuale o ha avuto contatti omosessuali.

Dalla minoranza sessuale così censita rimangono tuttavia esclusi i ragazzi e le ragazze che, pur non riconoscendosi come omo/bisessuali e non avendo avuto contatti omosessuali, si sentono sessualmente attratti da persone dallo stesso sesso.

A questi dovrebbero ulteriormente aggiungersi gli omo/bisessuali assenti da scuola, in una proporzione che deve presumersi, per i motivi precedentemente esposti, significativamente maggiore rispetto agli studenti eterosessuali[15].

Dovrebbero infine essere complessivamente considerate le distorsioni introdotte dall’utilizzo del questionario “carta e matita” piuttosto che dal computer (cfr. § 6.1.2).

In conclusione sembra condivisibile la posizione di Bagley e Tremblay (2000), i quali affermano che le ricerche, in particolare tra gli adolescenti, sottostimino significativamente il numero di soggetti con orientamento non eterosessuale.

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2.   6.2         Omosessualità e situazioni di stress

Secondo Bagley e Tremblay (2000) la ricerca americana ha evidenziato diversi tipi di stress associati con un orientamento omosessuale emergente: sentimenti di insicurezza personale per chi non ha un supporto di aiuto; abbandono da parte dei pari, denigrazione e persecuzione per quelli di cui è noto l'orientamento sessuale; rifiuto da parte delle famiglie per chi si è dichiarato omosessuale; abuso di sostanze, assenze elevate a scuola e abbandono scolastico per chi subisce denigrazione a scuola, con possibile conseguente contatto con la sottocultura della droga, promiscuità, prostituzione, infezioni da HIV. Per molti di questi fattori, come sarà illustrato nei paragrafi seguenti, è nota l'associazione con disturbi mentali, quali ansia e depressione (Dohrenwend, 2000; Kendler, Kessler, Walters,  MacLean, Neale, Heath, Eaves, 1995; Mazure, 1995) e con comportamenti suicidari (Bagley, Tremblay, 1997; Herrell, Goldberg, True,  Ramakrishnan, Lyons, Eisen, Tsuang, 1999; Hershberger, Pilkington, D’Augelli, 1997; Proctor, Groze, 1994; Remafredi, 1994, 1999; Savin-Williams, 1994).

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3.   6.3         Discriminazioni e atti di violenza

Come già illustrato (§§ 5.3 e 5.4), l’atteggiamento omofobico dominante ha portato nel corso dei secoli a feroci persecuzioni degli omosessuali anche nel mondo occidentale.

Ancora oggi, nonostante l'abolizione di norme penalizzanti e discriminanti, l'omofobia appare profondamente radicata nelle scuole, negli ambienti lavorativi e nel tessuto sociale, lasciando presumere che, al di là dei casi denunciati, permanga una situazione diffusa di ostilità, discriminazione e abuso nei confronti degli omosessuali.

Mays e Cochran (2001) hanno voluto verificare questa ipotesi utilizzando i dati raccolti in una ricerca (Brim, Baltes, Bumpass, Cleary, Featherman, Hazzard, et al., 1996)[16] condotta su tremila americani di età compresa tra i 25 e i 74 anni selezionati randomicamente, da cui è emerso che gli uomini e le donne autodefinitisi omosessuali o bisessuali ritengono di aver subito nella vita, rispetto agli eterosessuali, più licenziamenti dal lavoro, più rifiuti di iscrizione a scuola, più discussioni con la polizia (Tabella 2).

 

Tabella 2

 

 

 

 

 

 

National Survey of Midlife Development (MIDUS) - 1995-1996

 

Uomini

 

Donne

OR
(*)

Discriminazioni subite nella vita

Eterosessuali n=1.239

Omo/bisessuali n=37 (2,9%)

 

Eterosessuali n=1.604

Omo/bisessuali n=37 (2,3%)

Rifiuto di assunzione al lavoro

18,5%

22,5%

 

16,5%

38.9%

1,43

Promozione negata al lavoro

13,4%

16,9%

 

14,1%

33,7%

1,54

Licenziamento dal lavoro

5,9%

19,5%

 

5,5%

17,2%

4,3

Rifiuto di iscrizione a scuola

3,7%

7,2%

 

3,2%

5,8%

2,62

Discussioni con la polizia

11,8%

17,9%

 

3,1%

4,7%

2,01

(*): Effetto attribuibile all'orientamento sessuale, corretto per età, livello di istruzione, stato civile, razza.

 

Nella stessa ricerca vengono anche messe a confronto le esperienze di discriminazione vissute giorno per giorno, in cui appaiono ancora più marcate le difficoltà di accettazione da parte della popolazione non eterosessuale (Tabella 3).

 

Tabella 3

 

 

 

 

 

 

National Survey of Midlife Development (MIDUS) - 1995-1996

 

Uomini

 

Donne

OR
(*)

Esperienze di discriminazione subite "qualche volta" o "spesso"

Eterosessuali n=1.239

Omo/bisessuali n=37 (2,9%)

 

Eterosessuali n=1.604

Omo/bisessuali n=37 (2,3%)

Non considerato all'altezza degli altri

15,9%

23,3%

 

16,6%

38,1%

3,65

Considerato non intelligente

12,9%

5,5%

 

14,6%

24,7%

1,37

Trattato con poco rispetto

13,1%

21,2%

 

14,4%

29,3%

2,54

Trattato con poca cortesia

13,6%

30,1%

 

13,7%

27,8%

2,9

La gente sembra avere paura di me

16,0%

23,2%

 

7,0%

22,2%

2,65

Trascurato nei ristoranti o nei negozi

9,4%

4,7%

 

10,7%

27,0%

2,18

Fatto oggetto di insulti

5,7%

16,1%

 

5,9%

20,1%

3,58

Minacciato o tormentato

3,8%

10,7%

 

3,1%

15,3%

3,43

(*): Effetto attribuibile all'orientamento sessuale, corretto per età, livello di istruzione, stato civile, razza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per quanto riguarda il mondo giovanile, Warwick, Aggleton e Douglas (2001) hanno condotto un recente studio rivolto ai dirigenti scolastici di un campione di oltre 300 scuole del Regno Unito per rilevare le esperienze di bullismo accompagnato da atteggiamento omofobico con cui siano venuti in contatto nell'anno scolastico in corso.

Il 97% degli interpellati ha dichiarato di essere venuto a conoscenza di episodi di bullismo verbale o fisico avvenuti nella propria scuola; l'82% di aver rilevato episodi di bullismo verbale di tipo omofobico e il 26% di bullismo fisico di tipo omofobico[17].

Anche il MYRBS-2003[18] conferma la significativa maggiore prevalenza di comportamenti violenti e persecutori nei confronti delle minoranze sessuali giovanili (Tabella 4).

 

Tabella 4

 

 

 

Massachusetts Youth Risk Behavior Survey 2003 - MYRBS 2003

 

Totale 3.624 studenti

Violenze subite negli ultimi 12 mesi

Eterosessuali

Omo/bisessuali (6% del totale) (*)

Rapporto

Fatto/a oggetto di violenza in occasione di appuntamenti

9,0%

30,0%

3,3

Costretto/a a contatti sessuali non volontari

8,0%

41,0%

5,1

(*): Studenti che si sono identificati come omo o bisessuali o che hanno avuto contatti con lo stesso sesso

 

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4.   6.4         Disturbi mentali, abuso di alcool e di sostanze

Secondo Freud (1905) i sintomi nevrotici rappresentano l’espressione convertita di pulsioni sessuali non espresse direttamente, ma inibite attraverso l’allontanamento dalla coscienza, cioè dalla “rimozione”. Un ruolo particolarmente importante giocano le pulsioni sessuali perverse, in quanto maggiormente non accettabili da un punto di vista sociale. Freud arriva persino a definire la nevrosi come “la negativa della perversione” e che “... in tutti i nevrotici (senza eccezione) si trovano nella vita psichica inconscia moti di inversione, ossia fissazione della libido su persone dello stesso sesso…” (ibidem, p. 48).

Pur non confermando le drastiche osservazioni di Freud[19], numerose ricerche hanno rilevato che gli effetti dannosi della stigmatizzazione sociale, delle persecuzioni e delle discriminazioni su uomini, donne e adolescenti omosessuali, sono correlati con un alto rischio di contrarre disturbi mentali (D’Augelli, Hershberger, Pilkington, 1998; Fife, Wright, 2000; Herek, Gillis, Cogan, 1999; Hershberger, D’Augelli, 1995; Kessler, Mickelson, Williams, 1999; Krieger, Sidney, 1997; Lock, Steiner, 1999; Markowitz, 1998; Mays, Cochran, 2001; Meyer, 1995; Otis, Skinner, 1996; Wright, Gronfein, Owens, 2000).

Queste ricerche soffrono tuttavia di alcune limitazioni metodologiche, in quanto sono in genere rivolte a popolazioni mirate, reperite attraverso le comunità o i luoghi di ritrovo omosessuali o attraverso i servizi sociali; spesso inoltre non prevedono dei gruppi di controllo eterosessuali (Bailey, 1999; Cochran et al., 2003; Muehrer, 1995; Solarz, 1999).

Altri recenti studi (Cochran et al., 2000; Cochran, Mays, 2000a, 2000b; Faulkner, Cranston, 1998; Fergusson, Horwood, Beautrais, 1999; Garofalo, Wolf, Wissow, Woods, Goodman, 1999; Gilman, Cochran, Mays, Hughes, Ostrow, Kessler, 2001; Herrell et al., 1999; Lock, Steiner, 1999; Remafedi, French, Story, Resnick, Blum, 1998; Saewyc, Bearinger, Heinz, Blum, Resnick, 1998; Sandfort, de Graaf, Bijl, Schnabel, 2001) hanno cercato di superare queste limitazioni, avvalendosi di ricerche sullo stato di salute rivolte alla popolazione generale in cui erano presenti anche dati sul genere dei partner sessuali[20].

Queste ricerche hanno confermato, seppure in modo non sempre consistente tra loro, una maggiore prevalenza tra la popolazione con comportamento omo/ bisessuale di disturbi affettivi, disturbi d’ansia, tentativi di suicidio e abuso di sostanze.

Per superare le possibili distorsioni introdotte dall'utilizzo delle abitudini sessuali come indicatore dell'orientamento sessuale (cfr. § 6.1.1.1), Cochran et al. (2003) hanno recentemente effettuato uno studio in cui hanno messo in relazione la presenza di disturbi mentali con l’orientamento sessuale esplicitamente dichiarato dai partecipanti.

Il lavoro si è basato sui dati raccolti nella già citata ricerca di Brim et al. (1996[21] che include dati sulla prevalenza nell’ultimo anno di alcuni disturbi mentali[22] e vari altri indicatori di salute mentale. 

I risultati, riportati in Tabella 5, confermano i dati delle altre ricerche, con alcune particolarità: gli uomini omosessuali sono più soggetti a disturbi depressivi e attacchi di panico; le donne omosessuali presentano maggiormente disturbi d’ansia e dipendenza da alcool e da sostanze.

Complessivamente la ricerca ha evidenziato, rispetto agli eterosessuali, la maggior probabilità di positività ad almeno un disturbo (2,71 volte in più per gli uomini; 1,86 per le donne) e la maggiore comorbilità a due o più disturbi (3,85 volte in più per gli uomini; 2,88 per le donne).

 

Tabella 5

 

 

 

 

 

 

 

National Survey of Midlife Development (MIDUS) - 1995-1996

 

Uomini

 

Donne

Prevalenza
negli ultimi 12 mesi

Eterosessuali n=1.239

Omo/bisessuali n=37 (2,9%)*

Rapp.
 (**)

 

Eterosessuali n=1.604

Omo/bisessuali n=37 (2,3%)*

Rapp.
(**)

Depressione maggiore

10,2%

31,0%

3,57

 

16,8%

33,5%

1,88

Disturbo d'ansia generalizzato

1,8%

2,9%

1,35

 

3,8%

14,7%

3,88

Disturbo da attacchi di panico

3,8%

17,9%

5,09

 

8,6%

17,1%

2,05

Dipendenza da alcol

5,6%

8,9%

1,3

 

3,4%

11,8%

2,51

Dipendenza da sostanze

2,7%

9,2%

2,46

 

1,5%

6,5%

3,45

Positività ad almeno un disturbo

16,7%

39,8%

2,71

 

24,6%

43,7%

1,86

Comorbilità per due o più disturbi

5,0%

19,6%

3,85

 

7,7%

23,3%

2,88

(*): Orientamento sessuale dichiarato dai partecipanti

 

 

 

 

 

(**): Corretto per età, livello di istruzione, stato civile, razza

 

 

 

 

 

 

Queste osservazioni trovano anche conferma in un recentissimo studio (Burgard, Cochran, Mays, 2005), in cui sono stati messi a confronto l’uso di alcool e tabacco di un campione di circa 12.000 donne[23], tra cui 350 che avevano dichiarato di aver avuto esperienze omosessuali[24].

Rispetto le controparti con abitudini eterosessuali, le donne con esperienze omosessuali hanno dichiarato un maggior uso di tabacco (circa 1,8 volte in media), un maggior uso di alcool (circa 1,5 volte in media), con punte nella fascia di età 26-35 anni, soprattutto per dichiarato forte consumo di alcool (7,1% contro 1,3%, pari a 5,5 volte in più delle donne eterosessuali).

Con riferimento all’abuso di sostanze, Morrison e L'Heureux (2001) riferiscono sui risultati degli Youth Risk Behavior Survey (YRBS, cfr. § 6.1.3, nota 14) condotti nel 1995 dagli stati del Massachusetts (Massachusetts DoE, 1995) di Washington (Seattle DoE, 1995) e del Vermont (Vermont Department of Health, 1995) sui comportamenti a rischio dei giovani delle scuole superiori, i quali hanno evidenziato che gli adolescenti omo/bisessuali hanno una probabilità cinque volte maggiore di utilizzare cocaina rispetto ai coetanei eterosessuali.

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5.   6.5         Comportamenti suicidari

Morrison e L'Heureux (2001) riportano anche i risultati di alcuni studi  che quantificano tra il 18,5% (Gibson, 1994) e il 42% (D'Augelli, Hershberger, 1993) gli adolescenti con un orientamento omo/bisessuale o “incerto” che tentano il suicidio.

Hammelman (1993) riferisce che circa un terzo del campione da lui utilizzato di adolescenti omo/bisessuali ha tentato il suicidio prima dei 17 anni e che circa il 75% di questi ha indicato l'orientamento sessuale come il fattore più significativo che li ha indotti a prendere tale decisione.

Queste cifre, che contrastano acutamente con la media globale dei tentativi giovanili di suicidio (8%) indicata da Morrison e L'Heureux (2001), sono state sostanzialmente confermate da una ricerca commissionata dal Governo inglese (Mental Health Foundation, 1997), la quale ha stabilito che i giovani omosessuali hanno una probabilità di tentare il suicidio 2-3 volte maggiore rispetto agli altri e che i suicidi commessi da tale popolazione rappresentano il 30% di tutti i suicidi giovanili (Warwick et al., 2001).

Bagley e Tremblay (2000) hanno riportato in una recente rassegna i risultati relativi agli YRBS[25] di tre stati USA[26] che riferiscono di un rapporto da 2 a 6,7 volte maggiore di tentativi di suicidio per i giovani omo/bisessuali (soprattutto maschi) rispetto a quelli eterosessuali, con particolare rilevanza per i tentativi che hanno richiesto l'intervento medico (da 4,2 a 6,3 volte maggiore) e per quelli commessi per più di 3 volte (8 volte maggiore).

Quest'ultimo dato deve sollevare particolare preoccupazione, in quanto i tentativi di suicidio ripetuti incrementano notevolmente il rischio di futuro successo (Bongar, 1991). In particolare è stato valutato che ogni tentativo di suicidio aumenta del 30% la probabilità di commettere un tentativo successivo, aumentando di conseguenza il rischio di suicidio riuscito (Tatarelli, Pompili, Mancinelli, 2004).

Un'altro studio (Russel, Joiner, 2001) ha preso in esame i dati raccolti dal National Longitudinal Study of Adolescent Health (Add Health Study) (Bearman, Jones, Udry, 1997) su un campione particolarmente ampio e rappresentativo costituito da oltre 12.000 adolescenti di 134 scuole superiori di tutti gli Stati Uniti, in cui l'orientamento sessuale dei partecipanti è stato desunto dall’attrazione sentimentale o dalle relazioni sentimentali[27] per persone del proprio o dell'altro sesso.

Gli autori ritengono che una tale modalità sia la più adatta per misurare l'orientamento sessuale - anche se non consente di confrontare i risultati con quelli di altre ricerche - in quanto tiene anche conto degli adolescenti che non si riconoscono come omosessuali (cfr. § 6.1.1).

Adottando questo criterio, il 7,3% dei ragazzi e il 5% delle ragazze hanno dichiarato di aver provato attrazione sentimentale per persone dello stesso sesso, mentre se si includono anche ragazzi e ragazze che dichiarano di aver avuto una relazione sentimentale con persone dello stesso sesso si arriva rispettivamente all’8,6% e al 7,1%.

Per migliorare l'affidabilità delle informazioni, le interviste sono state effettuate utilizzando auricolari e computer portatili (cfr. § 6.1.2).

I risultati dello studio riportati in Tabella 6 evidenziano che le minoranze sessuali giovanili presentano una probabilità di commettere suicidio circa 2,5 volte maggiore rispetto ai loro pari eterosessuali.

Lo studio ha anche valutato la rilevanza di possibili fattori di rischio per il suicidio, tra cui la mancanza di speranza nel futuro, la depressione[28], l'abuso di alcool, i tentativi di suicidio negli ultimi dodici mesi commessi da amici o da familiari.

 

Tabella 6

 

 

 

 

 

 

 

National Longitudinal Study of Adolescent Health (Add Health Study) - 1997

 

Uomini

 

Donne

Comportamenti suicidari
negli ultimi 12 mesi

Eterosessuali n=5.233

Omo/bisessuali n=453 (8,6%)
(*)

Rapp.

 

Eterosessuali n=5.840

Omo/bisessuali n=414 (7,1%)
(*)

Rapp.

Ideazione suicidaria

9,7%

15,4%

1,6

 

15,2%

28,3%

1,9

Tentativi di suicidio

2,0%

5,0%

2,5

 

5,0%

12,2%

2,4

Fattori di rischio suicidario

 

 

 

 

 

 

 

Mancanza di speranza

2,2%

2,2%

1,0

 

2,2%

2,3%

1,1

Abuso di alcol

1,6%

2,7%

1,7

 

1,4%

2,5%

1,8

Depressione

5,1%

6,0%

1,2

 

6,4%

8,1%

1,3

Tentativi/suicidio di un membro della famiglia

3,2%

8,7%

2,7

 

5,5%

7,1%

1,3

Tentativi/suicidio di un amico

12,8%

17,6%

1,4

 

22,5%

33,5%

1,5

Vittimizzazione

27,4%

33,2%

1,2

 

11,5%

18,2%

1,6

(*): Classificati in base all'attrazione o alle relazioni sentimentali con persone dello stesso sesso.

 

 

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6.   6.6         Altri comportamenti a rischio

Il citato MYRBS 2003[29] riporta anche la prevalenza di altri comportamenti a rischio per la salute, quali il fumare tabacco, bere alcolici, utilizzare veicoli in condizioni di non sicurezza, sottoporsi a diete dannose (Tabella 7). Anche in questi casi la prevalenza di tali comportamenti è significativamente maggiore nelle minoranze sessuali giovanili.

 

Tabella 7

 

 

 

Massachusetts Youth Risk Behavior Survey 2003 - MYRBS 2003

 

Totale 3.624 studenti

Comportamenti e situazioni a rischio

Eterosessuali

Omo/bisessuali (6% del totale) (*)

Rapporto

Fumare occasionalmente

19,0%

48,0%

2,5

Fumare quotidianamente

6,0%

23,0%

3,8

Bere alcolici

45,0%

60,0%

1,3

Bere 5 o più bevande alcoliche di fila

26,0%

44,0%

1,7

Non indossare le cinture di sicurezza

15,0%

29,0%

1,9

Andare in auto/moto con un guidatore che aveva bevuto

26,0%

45,0%

1,7

Guidare dopo aver bevuto alcolici

11,0%

24,0%

2,2

Essere sovrappeso

13,0%

22,0%

1,7

Sottoporsi a diete dannose per la salute

16,0%

38,0%

2,4

(*): Studenti che si sono identificati come omo o bisessuali o che hanno avuto contatti con lo stesso sesso

 

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7.   6.7         Comportamento sessuale

Anche i modelli comportamentali relativi alla sessualità adottati dalle minoranze sessuali giovanili, secondo quanto evidenziato dallo stesso MYRBS 2003[30] (Tabella 8), si discostano fortemente dalla “norma”, in particolare per quanto riguarda la precocità dei primi rapporti sessuali, la numerosità dei partner e la prevalenza di infezioni sessualmente trasmissibili.

 

 

Tabella 8

 

 

 

Massachusetts Youth Risk Behavior Survey 2003 - NYRBS 2003

 

Totale 3.624 studenti

Comportamento sessuale

Eterosessuali

Omo/bisessuali (6% del totale) (*)

Rapporto

Avere già avuto rapporti sessuali

39,0%

77,0%

2,0

Avere avuto rapporti sessuali prima dei 13 anni

4,0%

21,0%

5,3

Avere avuto rapporti sessuali con 4 o più partner

9,0%

32,0%

3,6

Avere avuto rapporti sessuali recenti

29,0%

54,0%

1,9

Avere avuto o causato gravidanze

9,0%

17,0%

1,9

Diagnosticato HIV o altre malattie sessualmente trasmissibili

7,0%

16,0%

2,3

Essere stato informato su AIDS o HIV a scuola

93,0%

86,0%

0,9

(*): Studenti che si sono identificati come omo o bisessuali o che hanno avuto contatti con lo stesso sesso

 

Si ritiene comunque che queste evidenze dovrebbero trovare conferma in altri studi, in quanto le risposte fornite potrebbero essere influenzate in maniera anche particolarmente sensibile da un possibile atteggiamento provocatorio e mitomanìaco dei ragazzi quando vengono interpellati su questi argomenti.

 La questione riveste comunque un’importanza centrale, sia per quanto riguarda la rischiosità dei comportamenti, in particolare per le infezioni sessualmente trasmissibili, sia perché essi potrebbero essere rivelatori o creare le premesse per quella omosessualità “fissata”, di cui si è trattato nel § 4.2.3.

Non potendo affrontare adeguatamente la materia in questa sede, ci si ripromette tuttavia di approfondire la materia in un futuro lavoro .

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